Rakno – Intervista

Ecco l’intervista a Rakno!

1.  Come hai iniziato con la musica? Uno sfogo o una passione?
Con la musica per passione, con il rap per sfogarmi. Ma in qualche modo crescendo i motivi si sono
intrecciati.

2. Ormai sono diversi anni che sei in questo mondo, è cambiato nel tempo il tuo rapporto con la
musica?
Decisamente.
Prima era solamente un modo per sentirmi anche io qualcuno. Ho iniziato quando ancora chi
ascoltava il rap era un sfigato, dunque ti lascio immaginare come me lo vivessi all’epoca 😀 .
Ad oggi è principalmente l’unico modo che mi permetta un certo equilibrio, per quanto precario,
nella mia disordinata vita.

3. Ti trovi a tuo agio nella musica attuale fatta di talent e artisti nati su youtube?
Quello che ha permesso agli esseri umani di arrivare in cima alla catena alimentare è l’adattamento.
Quindi se non riesci ad adattarti, non ti evolvi e muori. Quando ho iniziato io non c’era nulla di
mainstream. Il rap era meno di zero, discograficamente parlando, cioè gli unici erano gli articolo 31
e caparezza, forse. Arrivo da un momento storico in cui era più importante il talento e non
l’esposizione mediatica, quindi sicuramente questa esplosione di mainstream mi ha messo in
difficoltà, ma credo di essere riuscito ad adattarmi.
Quando un genere arriva al mainstream è ovvio che rientri anche nelle sue dinamiche, io credo che
il pubblico – come le major- ad oggi non facciano quasi più distinzione tra un artista pop e un artista
rap.

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4. Come mai il tuo nome d’arte è Rakno?
Rakno è un nome che mi hanno dato i miei amici quando avevo tredici anni.
Avevo paura dei ragni e loro hanno esorcizzato questa paura battezzandomi così.

5. In passato ai lavorato con altri artisti, prima di produrre brani solisti. Preferisci lavorare da solo o in gruppo? Ti piacerebbe collaborare con altri cantanti?
Mi piace lavorare con gli altri. Mi piace lavorare in team e avere un confronto diretto con gli altri.
Continuo a farlo anche da solista. Anzi vi faccio uno spoiler, il gruppo milizia postatomica si sta
riorganizzando sotto un altro nome con la perdita e l’aggiunta di qualche membro. Ma faremo il
comunicato ufficiale fra un po’! Questo per dire che lavorare insieme è proprio il mio approccio alla
musica e credo che dovrebbero farlo tutti. E’ una cosa che ti rende più umile e migliora il prodotto
finale.

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6. Nella tua musica hai dei punti di riferimento? Ti ispiri a qualche artista? Cosa ti piace della musica
italiana e straniera?
Mi sono lasciato influenzare da tanti artisti, non so se ho voglia di elencarli tutti ahah!
Ultimamente mi piacciono molto kendrick lamar, tyler the creator e travis scott, però ascolto
praticamente di tutto. Vorrei che il mio suono riuscisse a coniugare il punk, la tradizione del
cantautorato italiano e il rap.

7. Il tuo ultimo lavoro “Black Lotus” è molto intenso con molte contaminazioni di generi diversi.
Com’è nato questo disco?
Black Lotus è nato quando io e il mio amico Slim_Fil abbiamo deciso di lavorare insieme a Marco
Boi. Ci siamo chiusi per una settimana in un bunker sotterraneo per scrivere e produrre. Durante
quel periodo, purtroppo, è mancato uno dei miei amici. Un ragazzo che conoscevo da quando
eravamo piccoli. Quindi abbiamo deciso di costruire il concept dell’album in modo che diventasse
una specie di requiem per lui e per la gente come lui. Che poi siamo noi.
I fiori neri, i black lotus, sono tutti quei ragazzi un po’ esclusi, abbandonati, emarginati ma con
abbastanza cervello da sapere che il loro valore va al di là dell’ambiente che li circonda. Un
ambiente feroce che ci trasforma tutti, prima o poi, in vittime o carnefici per gli altri.
La noia di provincia, gli angoli bui della nostra città, i baretti, lo stile di vita dei rave party, il punk,
abbiamo mescolato questi ingredienti e il risultato è stato Black Lotus.

8. Progetti futuri?
Molti! A breve news più specifiche, seguitemi su facebook oppure
su instagram.

9. Riesci a definire in poche parole la tua musica?
Terribilmente genuina.

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