1. Per iniziare, parlaci un po’ di te: come e quando è iniziato il tuo legame con la
musica?

Cercherò di farlo nel modo più breve possibile, anche perché non è nulla di
entusiasmante.
Ad 11 anni volevo sentirmi alternativo, essere qualcosa, qualcuno, così mi
inventai questa cosa del punk, iniziai ad ascoltare American Idiot in loop tutte
le mattine (il disco, per fortuna) e a prendere lezioni di basso(che era uno
strumento che non conosceva nessuno e ciò mi faceva sentire ancora più
alternativo).L’anno dopo (scolastico) mi ritrovai nel mezzo di quel periodo in cui (secondo
me e per come l’ho vissuta io) il rap in Italia stava cambiando, e quindi, come
tutti i ragazzini della mia età iniziai a sentirmi qualcosa di Fedez e qualcosa di Salmo.
Ma alla fine questo mio primo tentativo di avvicinamento al rap durò poco, e
lasciai pure il basso.
Alla fine della terza media però (2014), quando sapevo che un po’ di cose nella
mia vita sarebbero cambiate assieme alla scuola, riattaccai di prepotenza con il
rap, sopratutto con la Machete, ascoltai tutto quello che c’era da ascoltare e da
loro partii subito verso altri generi, dall’elettronica, con cui sono stato sotto e a
volte anche più del rap(infatti prima del rapper volevo fare il dj producer), a
qualcosa di metal (Che però grazie a Dio c’è Guidosky che fa tutto il possibile
perché sia più di qualcosa) e nell’ultimo anno con l’indie, non dico che non
ascolto altro, ma questi sono i generi con cui mi sono trovato di più.
Parlando del fare musica invece, iniziai con il beatmaking durante l’estate fra la
terza media e il primo anno di Liceo, ormai sono 3 anni e mezzo, e a scrivere
nell’Ottobre 2016, il basso alla fine l’ho ripreso ma da autodidatta e ora anche
la chitarra.
Al giorno d’oggi Salmo è il mio Rapper preferito e la Machete la crew a cui sono
più legato

2. Qual’è il tema principale di questo tuo album?

Non c’è un tema ricorrente in TUTTE le canzoni, ma il semplice significato che
gli do è questo:
Le diverse sonorità di ogni brano rappresentano le differenti sfaccettature che
può avere l’umore umano oltre che la vita stessa (alla fine io vedo le due cose
in modo collegato). Il tutto che inizia e finisce con le due versioni di Rinasci, un
pezzo che rappresenta la voglia di intraprendere un nuovo inizio (se
consideriamo anche la Bonus Track, Fallito Acoustic, per la sua sonorità, molto
diversa da quella del pezzo originale, anche questa può dare lo stesso senso di
“Speranza” , parola che ha usato Guidosky per descriverla dopo aver registrato
la chitarra)
Quindi RDA è il corso di una fase della vita attraverso la quale chiunque può
passare, ulteriori particolari preferisco lasciarli a chi ascolterà il disco.
Inoltre lo vedo anche come un disco di presentazione, e secondo qualche
ragazzo e ragazza che l’ha ascoltato anche a livello personale oltre che
artistico.

3. A cosa ti sei ispirato per scriverlo?

La maggior parte dei pezzi sono stati scritti di getto, se non completamente
almeno una prima parte, quindi sono dei riflessi di quello che provavo e dei
pensieri che mitormentavano, il che si ricollega al mio spiegone di prima.
Ad esempio quando ho scritto Mal Di Testa avevo davvero un mal di testa della
miseria ma allo stesso tempo mi sentivo produttivo e in un pomeriggio ho fatto
un beat provvisorio(sostituito) un ritornello (sostituito) e una strofa (rimasta
intatta)
Quando ho scritto Fallito ero afflitto da un tremendo senso di malinconia e
rassegnazione, che poi nel testo è sfociato in una denuncia sociale e uno sfogo
anche verso me stesso, in chiave black-humor.
Una cosa di cui mi sono accorto è che quando attacco a scrivere un pezzo in
modo malinconico poi in automatico inizia a sentirsi una voglia di rivalsa e di
stare meglio in quello che scrivo, come in Rinasci o La Band.

Ad

4. Qual’è per te, la traccia più “bella” e significativa? Perché?

La mia preferita è Porta La Parola, innanzitutto perché il titolo è la traduzione
letterale del mio nome, poi il beat è uno di quelli che dopo che hai finito di
produrre ti stupisci di quanto sia bello ma allo stesso tempo non sai che farne,
il testo l’ho riscritto 3 volte e nell’ultima versione sono riuscito a concentrare
un sacco di concetti che sentivo tantissimo di esprimere, per questo, per me è
un po’ una conquista.

5. Pensi sia difficile farsi notare nel tuo campo, in Italia? E cosa pensi del modo
in cui è cresciuta la scena rap del nostro Paese in questi ultimi anni?

Ci sono Italiani e Italiani, nel posto in cui vivo trovo che il clima sia abbastanza
ostile per quello che faccio e per come lo faccio, sarebbe bello cambiarlo con la
mia musica e so di poter arrivare a tutti anche da qui, con internet , ma non
nascondo che mi piacerebbe cercare il mio Habitat altrove, ma sempre in
Italia.
Per quanto riguarda la crescita della scena rap, io che forse non sono il più
esperto per parlarne, per iniziare trovo che sia bello il fatto che un sacco di
gente conosca il rap e la trap oramai e il fatto che la massa sia stata educata
(Con mosse come quella di Rockstar) ad ascoltare interi album e non più solo
gli estratti che escono su YouTube, so che c’è ancora molto da fare ma la cosa
mi fa felice.
Un’altra cosa bella è il fatto che fra i ragazzini che ascoltano rap oggi c’è
sempre chi segue l’underground e chi ascolta gli artisti che ascoltavo io alla
loro età, seppure una minoranza.
Questo, unito al fatto che il rap si sta incrociando anche con la realtà dell’indie
in Italia porta una varietà assurda in quello che si può ascoltare senza fare
ricerche troppo approfondite.
Non mi piace l’ostentazione di ricchezza, giustificata da parte degli artisti che
vengono dal nulla come simbolo di rivalsa, poco giustificata da parte dei fan
che possono permettersi quei vestiti e cerca solo di apparire, apparire e
apparire con qualcosa di troppo costoso addosso.
E per finire non mi piace troppo neanche tutto questo parlare di mosse di
mercato.

6. Quali sono state le maggiori difficoltà incontrate finora?

La più grande difficoltà è stata la paura di esporsi, eliminata quando tutto
intorno e dentro di me stava diventando più autentico e solido, per il resto me
la sto cavando abbastanza bene, sicuramente arriveranno grosse difficoltà, ma
le affronterò a tempo debito.
Per ora ho superato me stesso, e questo è già qualcosa di grosso.

Ad

7. Parlaci un po’ dei tuoi ultimi lavori e dell’ultimo in particolare. Ti autoproduci
o hai un’etichetta alle spalle?

A partire da Novembre sono uscito in 4 album della mia crew, Sotto La
Capitale: in Alta Quota di Inner Struggles, producendo la title-track, in Pensieri
e Storie di E-Knos nella traccia Davy Jones dove ho rappato con Fabio (E-Knos
appunto) e Shy su un’altro beat autoprodotto, in SLC Holidays Pack, una
raccolta di pezzi uscita nel periodo natalizio che ho supervisionato mettendo lo
zampino in 4 tracce su 7( fra cuts, beat e strofe) e in Icaro, Mixtape del mio
socio Sick Walter che ho amorevolmente seguito e visto nascere (ha registrato
da me insomma), nel disco di Walt ci sono 3 co-prod, una produzione tutta
mia, una mia strofa e la mia voce in una skit/outro tutta particolare.
Per quanto riguarda il mio disco ho scelto da solo concept, feat e sonorità,
Guido (ormai avete capito che è Guidosky) mi ha proposto le acoustic version,
NoMind(alter-ego da grafico di E-knos) mi ha chiesto una foto da usare come
base nella realizzazione della copertina e Paolo(Inner Struggles) ha fatto con
sacrosanta pazienza i mix e i master delle tracce(Di questo disco come nei
precedenti) oltre a modificare e aggiungere effetti dopo di me.
Perciò alle spalle ho la mia crew: altri 7 ragazzi che rappano su cui posso
contare per un mix, una coprod., una copertina e un qualsiasi consiglio.

8. Raccontaci uno dei ricordi più belli che hai, legato alla tua carriera da
musicista.

La cosa che mi piace di più è cantare davanti a qualcuno che mi ascolta.
Perciò fra i miei ricordi più belli conservo quello del Live di Sotto La Capitale
Calabria al Parco Robinson di Rende assieme a Walt, Ned Blanko, e Shy e a
Sevasto e Sean Men che erano nostri ospiti.
Mi sono sentito me stesso davanti a 40 persone di cui una buona parte di
completi estranei, parlavo con il pubblico fra una pausa e l’altra, facevo un
sacco di battute che probabilmente manco facevano ridere ma non sono mai
stato così felice grazie alla musica.

9. Descrivi il tuo album in 3 parole e spiega il perché

Okay ahm.
Vita, Passione, Umanità.
il perché di Vita si può ricondurre al discorso di prima,cioè al fatto che il disco
in un certo senso parla di vita, Passione per via di quanto amore ho messo in
ogni singola strumentale e in ogni verso, Umanità perché nonostante tutto
cerco sempre di non mostrarmi diverso da chi mi sta ascoltando, ma di essere
umano, come lui, come tutti, con le stesse debolezze.

Ad

10. Desideri ringraziare qualcuno e cosa consigli a chiunque desidera produrre
un album?

Ringrazio tutti quelli che hanno partecipato al disco, ringrazio i miei amici che mi
supportano in questo sogno, tutti i pazzi che mi ascoltano e i miei genitori, che
credono in me.
A chiunque là fuori voglia fare un album, o comunque a chiunque voglia
intraprendere una carriera di artista:
Non accontatevi mai, ne’ della qualità, ne’ di nient’altro, forse è inevitabile, e allora
cercate di accontentarvi il meno possibile, siate voi stessi, siate originali.
Alla prossima
Btw