1. Parlaci un po’ di te: come e quando è iniziato il tuo legame con la musica?
È iniziato precisamente alla fine del 2004 quando andavo a scuola, dei ragazzi che conoscevo ascoltavano i dischi di Esa e Method Man, io ascoltavo da poco Bassi Maestro. Un pomeriggio ci siamo ritrovati a casa di un nostro amico, che aveva iniziato da poco a fare il dj, e provavamo ad improvvisare qualcosa al microfono, l’anno seguente ho cominciato con i primi testi e ad ascoltare tutti i dischi che potevo, scoprendo così quella rete intricata di collaborazioni che mi ha portato a capire da chi fosse composta la scena italiana. Iniziai ad allenarmi sulle strumentali americane e a registrare i primi pezzi. Non avevo un home studio, per registrare usavo il microfono delle cuffie per il computer, i pezzi suonavano malissimo ma mi divertivo tanto. Con il tempo questa musica ha cominciato a fare parte di me, pensavo solo a solo a scrivere, dopo 13 anni infatti sono ancora qui.

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2. Cosa vuoi trasmettere con le tue canzoni?
Con i pezzi meno seri penso a far divertire l’ascoltatore, con quelli più seri o d’attitudine voglio trasmettere stati d’animo e concetti che per me sono fondamentali. Spero sempre che le persone si rispecchino in ciò che dico, difatti lo reputo il complimento più bello per un mc.

3. Perché il nome Xfetto?

Avevo il vizio di rispondere sempre:<< Ok, perfetto!>> oppure << Va bene, perfetto!
>>
Un pomeriggio stavo parlando con un amico che mi disse:<<Devi trovarti uno street
name..>>
Io gli risposi:<<Ok, perfetto, ci penserò.>>
E lui:<<Perfetto!>>
Io non capii e ripetei:<<Sì ok, perfetto, mi verrà in mente qualcosa..>> E lui ancora:<<No! Perfetto è il nome!>> Successivamente decisi di usare la X come iniziale per renderlo più particolare.

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4. Parlaci di Osg 16
 È stata una grande esperienza, il One Shot Game è il contest più bello e importante che abbia mai vinto. Mi sono fatto più di 500 Km con l’idea:<>, ero sicuro di me e dei pezzi che portavo. Ho aspettato 4 ore prima del mio turno, ascoltai tutti i partecipanti (circa 270), sotto al palco avevo l’adrenalina a mille, non vedevo l’ora di esibirmi e quando arrivò il mio turno feci scoppiare la tensione accumulata. Ero sicuro di passare il primo turno, infatti venni scelto tra i primi 16, per i turni seguenti il livello si alzò esponenzialmente, infatti cominciai ad essere più teso ma non smisi mai di crederci. Quando i ragazzi di Honiro dissero il mio nome, tra i 4 vincitori, fu una soddisfazione enorme, nel mio piccolo, tornavo a Fidenza con un risultato grande.

5. Trovi difficile emergere come artista nel nostro Paese?
Sì, lo trovo difficile, ho notato che quasi tutti hanno giri di amicizie per convenienza, se non gli sei utile, per quanto tu possa essere bravo, non ti hanno nemmeno in nota, anzi, sei una minaccia perchè potresti togliere attenzione su di loro, finché non gli servi non ti fanno entrare nel “giro”. Non mi preoccupo di ciò, penso che “carta canta”, sotto al palco e nei video sono tutti fenomeni, ma sopra il palco cambiano molto le cose, conto solo su di me e altre tre o quattro persone.

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6. Cos’ha d’innovativo la tua musica?
Di innovativo nulla, faccio quello che fanno tutti, ma differenza loro mi sento coerente e credibile, non uso frasi fatte e luoghi comuni.

7. Ormai sono diversi anni che sei in questo mondo, è cambiato nel tempo il tuo rapporto con la musica?
Prima scrivevo molto di più, anche di getto, ora ho meno tempo, sono più pignolo e
critico in quello che faccio. Ci metto molto per scrivere una strofa, ma è dovuto al
fatto che non voglio essere scontato e usare le frasi che ormai si sentono
dappertutto.
Ascolto tutto di tutti, dai più famosi agli emergenti, che mi piacciano o meno, tutto fa
brodo, ma riesco ad apprezzare davvero una minima parte di tutto ciò.

 

8. Nella tua musica hai dei punti di riferimento?
Ti ispiri a qualche artista? Cosa ti piace della musica italiana e straniera? Sulla musica straniera non sono molto informato, mi concentro su quello che succede in Italia. Da sempre il mio punto di riferimento è Bassi Maestro, è un esempio di knowledge e attitudine che mi ha sempre accompagnato. Della musica italiana mi piace che finalmente il rap è uscito da quella nicchia che lo stava soffocando e apprezzo la continua sperimentazione dei beatmaker, per tutti i suoni nuovi che riescono a trovare e a fondere.

9. Progetti futuri?
Quest’anno il mio gruppo <Project Hope> compie 10 anni, e per questo evento mi piacerebbe riuscire a far uscire un disco ufficiale, assieme ai miei soci di sempre: Rocco F e Dj Over.

10. Riesci a definire in poche parole la tua musica?
Attitudine, coerenza, credibilità.

11. Come vivi i live e le gare di freestyle?
Durante i live mi trasformo, se nella vita privata sono pacato e tranquillo, sul palco sono l’opposto, divento grintoso e aggressivo. È una vera valvola di sfogo, prima dei live sono sempre teso, ma una volta iniziato, l’adrenalina mi cambia. Non ho mai fatto freestyle ma ho visto molte gare, mi divertono come poche altre cose, le trovo geniali e spettacolari.

12. Dove desideri arrivare?
Vorrei arrivare ad essere un punto di riferimento per la mia zona, ovvero <<se parli di Parma stai parlando anche di me>>, essere d’esempio per le nuove leve, ma ovviamente più in alto si arriva e meglio è, ognuno di noi sogna di poter vivere della propria passione.

 


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